Il campo trincerato asburgico di Peschiera: storia, ingegneria ed architettura

Convegno del 11 aprile 2014

relatore arch. L.V. Bozzetto

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Dopo la guerra del 1848-49 (I Guerra d’Indipendenza), l’Impero d’Austria avviò imponenti lavori per realizzare, al centro del Lombardo-Veneto, un sistema di fortificazioni esteso nel territorio, incardinato sulle linee fluviali del Mincio, dell’Adige, del Po. Secondo le concezioni strategiche del
Feldmaresciallo Radetzky prese corpo, con opere di innovativa concezione, il leggendario sistema fortificato denominato Quadrilatero : esso era costituito dalle piazzeforti di Peschiera e Mantova, e dalle piazzeforti di Legnago e Verona. Oltre alla posizione di sbarramento della Chiusa Veneta, presso Rivoli (1849-52), negli anni 1860-61 il grandioso sistema venne completato da due teste di ponte permanenti, la prima a Pastrengo, sulla destra d’Adige, la seconda a Borgoforte, a cavallo del Po.

“ Siede Peschiera, bello e forte arnese, da fronteggiar bresciani e bergamaschi ….”, così la ricorda Dante nel XX Canto dell’Inferno. Fortilizio nell’antichità romana, castello e rocca scaligera nel Trecento, fortezza bastionata della Repubblica Veneta nel Cinquecento; fortezza napoleonica nel primo Ottocento, e poi piazzaforte absburgica del leggendario Quadrilatero. In poche città, come a Peschiera, sono presenti le epoche fondamentali della fortificazione.
In Epoca scaligera le fortificazioni del castrum, ossia della Rocca e del borgo murato, sono attribuite a Mastino I (1267-77), ed a Cangrande I (1311-29), che resero Peschiera il nodo di collegamento tra le difese del sistema costiero gardesano e quelle del sistema fluviale sul Mincio. Cospicui resti delle mura scaligere si conservano all’interno della Rocca.
Dal 1549 la Serenissima, secondo il disegno proposto da Guidobaldo II Della Rovere, duca d’Urbino, fa costruire la moderna fortezza bastionata, sull’impianto di forma pentagonale attraversato dal ramo principale del fiume Mincio, che qui nasce dal lago di Garda. Gli impegnativi lavori in sito acquatico per edificare i cinque grandi bastioni con le relative cortine, e per ristrutturare la Rocca, sono quasi ultimati all’inizio del Seicento. La fortezza veneta, con i cinque bastioni protesi ai vertici del pentagono, è ancora quasi integralmente conservata.
Con la Pace di Luneville (1801), i francesi occupano Peschiera. Secondo le direttive di Napoleone, il generale Chasseloup-Laubat delinea i piani per il rafforzamento della fortezza sia con opere complementari della cinta magistrale, sia con quattro forti situati sulle alture collinari esterne. I forti Salvi e Mandella, iniziati nel 1803, anticipano il futuro assetto a campo trincerato, attuato verso la metà del secolo.
Secondo le disposizioni del Feldmaresciallo Radetzky, nel 1849 sono elaborati i piani per il rinnovamento difensivo di Peschiera con un sistema di forti distaccati proiettati nella campagna, attorno al nucleo della fortezza veneta. I nuovi forti, del tipo a tracciato poligonale,con caponiere perimetrali, muri distaccati “alla Carnot” e ridotto centrale casamattato, occupano le posizioni sulle alture collinari dominanti. Attraverso successive elaborazioni di progetto, l’assetto definitivo del campo trincerato viene raggiunto negli anni 1860-64. La grande corona esterna, a linea tondeggiante, sulla riva destra inizia dalla riva del lago e si chiude sul Mincio con la successione di sette forti distaccati; procede sulla riva sinistra con altri tre forti poligonali, per concludersi sulla riva del lago. Dei 14 forti distaccati ottocenteschi (compresi i forti Salvi e Mandella), se ne conservano oggi sette, in diverso stato di conservazione. In essi si riscontra la sapienza geometrica della concezione di progetto e la ragguardevole tecnica costruttiva, sia per la modellazione delle opere di terra, sia per la qualità delle opere murarie di pietra e laterizio.