Carlo Emilio Gadda: soldato, ingegnere e scrittore

Nel centenario della Grande Guerra gli Ingegneri di Verona riscoprono la figura e l’opera di Gadda. E l’ “ingegneria” della sua scrittura.

VENERDI’ 16 OTTOBRE ORE 17.30, Sede Ordine – via Santa Teresa 12

Intervengono il prof. Emilio Manzotti dell’Università di Ginevra, Arnaldo Liberati erede dell’archivio gaddiano custodito a Villafranca e l’ing. Paolo Soardo, presidente del Collegio Ingegneri di Verona.

 GaddaGadda soldato; Gadda, ingegnere dello stile; Gadda veronese. Nel Centenario della Grande Guerra con il convegno “Carlo Emilio Gadda: soldato, ingegnere e scrittore”, in programma venerdì 16 ottobre alle ore 17.30 nella sede dell’Ordine (in via Santa Teresa 12), gli Ingegneri di Verona intendono dare risalto alla figura di Carlo Emilio Gadda e ripercorrere a tutto tondo il profilo dell’«ingegnere» della letteratura italiana del Novecento.

Principalmente conosciuto come scrittore, Gadda  (Milano 1893 – Roma, 1973) fu anche soldato, ingegnere e professore. Una personalità composita che i relatori andranno a scandagliare a partire dalla sua prima opera letteraria, il “Giornale di guerra e di prigionia“, pubblicata nel 1955, in cui sono confluite le testimonianze delle molte lettere scritte dal fronte, prima come “alpino” volontario combattente, poi da prigioniero dopo Caporetto; quindi si ripercorreranno gli anni – fino al 1940 – in cui svolse il lavoro di ingegnere tra l’Italia e l’estero: in Sardegna e a Milano, dove si era laureato in ingegneria elettronica, fino ai due anni trascorsi in Argentina. Lo “incontreremo” anche professore di matematica e fisica al liceo Parini di Milano, dove aveva studiato, e funzionario RAI a Roma.

All’incontro interverranno Paolo Soardo, ingegnere e presidente del Collegio Ingegneri di Verona, che ne ripercorrerà l’esperienze militare e la prigionia, Emilio Manzotti, professore di Linguistica italiana alla Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra, tra i massimi conoscitori di Gadda, membro del comitato scientifico di Adelphi che dal 2010, proprio grazie alla collaborazione con l’archivio Liberati di Villafranca, sta rieditando tutte le opere di Carlo Emilio Gadda. Nel suo intervento “Gadda, ingegnere dello stileManzotti riproporrà da una parte le straordinarie descrizioni ‘ingegneristiche’ di edifici e manufatti proposte in alcune pagine gaddiane; dall’altra andrà ad analizzare la sapiente costruzione della sua scrittura: quelle strutture linguistiche e logiche che ne hanno fatto un unicum nella storia letteraria del Novecento.

Sarà invece Arnaldo Liberati, erede del prezioso archivio gaddiano custodito a Villafranca di Verona che Gadda lasciò in eredità alla sua governante Giuseppina Liberati, zia di Arnaldo che, appunto, ne divenne a sua volta erede. Autore de Il «mio» Gadda. Padri, madri, zie e una E. (edizioni Stimmgraf, Verona, 2014, con la prefazione proprio del prof. Manzotti) Liberati racconterà il “Gadda veronese”, attraverso il ricco materiale archivistico a disposizione: un baule di manoscritti, lettere, fotografie e cimeli.

In quegli scritti e fotografie, nelle lettere inedite dal fronte lungo i luoghi della Grande Guerra dove lo scrittore si trovò a combattere – dall’Adamello all’altopiano di Asiago, fino al Carso e a Caporetto – ci sono le righe «familiari» scritte alla sorella Clara che rivelano un Gadda meticoloso ma non accademico, un «registro di familiarità scherzosa», come spiega il professor Emilio Manzotti nell’introduzione al volume di Liberati, «che consente di sdrammatizzare, per chi legge ma anche per chi scrive, l’orrore delle situazioni vissute». E ancora gli anni trascorsi nella villa del cognato Paolo Ambrosi, marito della sorella Clara, a Cavalcaselle.

«Il diario di Gadda registra con scrupolo e precisione quasi ossessiva le sue esperienze di vita militare e successivamente la prigionia – sottolinea Paolo Soardo, presidente del Collegio degli Ingegneri di Verona e coordinatore dell’evento -. Sono molte le testimonianze che ci sono giunte dal fronte ma gli scritti di Gadda sono unici per il “tono” che racchiudono. Una descrizione lirica e grottesca, al contempo;  ironica e sublime, un’intima riflessione personale e familiare che si distingue da tutti gli altri documenti “dal fronte”. Gadda guarda alla guerra con l’occhio dell’ingegnere: molte infatti sono le equazioni, curve, schizzi e mappe in cui ci imbattiamo nella lettura del diario.  Gadda non è un ufficiale di rango: condivide con la truppa le miserie e le difficoltà della prima linea e delle retrovie. Accanto al diario, sono molte le lettere e le cartoline postali che invia ai familiari e agli amici: la scrittura rappresenta per lui l’unico conforto, un sollievo dalla sofferenza e da quel “tempo di follia” che è la guerra. La guerra per lui è il primo vero banco di  prova – sia umano sia letterario – con l’eccezionale occasione di tradurre l’esperienza grandiosa e sconvolgente a cui è chiamato a partecipare».

Gadda dopo la guerra non pubblicò i suoi diari, perché li riteneva “note interne non destinate alla pubblicazione: un promemoria segreto di quegli anni, di quelle sofferenze, di quel tempo di follia”.

Li lasciò stampare – parzialmente e con censure – solo molti anni più tardi; il diario di guerra del 1917 e il memoriale vedranno le stampe solo nel 1991: Taccuino di Caporetto. Diario di guerra e prigionia (ottobre 1917 – aprile 1918) Milano, Garzanti.