Convegno: “Rigenerazione urbana: il recupero temporaneo di spazi nella città contemporanea”

Con il grande capitolo del recupero temporaneo del patrimonio edilizio pubblico e privato in abbandono, che proietta la città verso un’inclusione sociale rigenerativa, entra nel vivo la V edizione di Open. Ingegneri aperti alla città che ha scelto il tema: “Scenari Urbani: metamorfosi e rigenerazione”, quale filo conduttore della sua V edizione.

La riflessione sul concetto di rigenerazione parte  dunque dalla necessità di dare nuova forma allo spazio lavorando sul costruito e sulla riqualificazione, cercando di “stratificare la storia con la modernità” attraverso la carta della conoscenza.

Oggi infatti la città presenta molti spazi abbandonati, vuoti o costruiti, pubblici o privati. Spazi residuali che, per cittadini e progettisti, rappresentano una potenzialità per nuovi processi economici, sociali e creativi. Il recupero temporaneo proietta così la città verso un’inclusione sociale rigenerativa. A raccontarlo alcune esperienze progettuali che sottolineano le opportune strategie d’intervento.

Relatori al convegno, promosso in collaborazione con la Commissione Giovani Architetti dell’Ordine degli Architetti di Verona , il prof. Carlo Peraboni, docente di Urbanistica e Progettazione Urbanistica al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e l’arch. Maurizio Bonizzi, tra i soci fondatori  di Città della Cultura/Cultura della Città. Società cooperativa Start-up innovativa con sede a Ferrara.

Ad introdurre ii lavori l’ing. Ilaria Segala, coordinatore delle Rassegne Open. Ingegneri aperti alla città, oggi alla sua V edizione e il saluto dell’amministrazione con la presenza dell’arch. Gian Arnaldo Caleffi, assessore all’urbanistica del Comune di Verona che ha salutato con interesse questa iniziativa di collaborazione tra  Ordini professionali  e Istituzioni, per mettere in rete qualità ed efficienza al servizio e a beneficio di tutta la città.

«Dal 1942 in poi la pianificazione e la programmazione degli interventi – ha sottolineato l’assessore Caleffi – è stata improntata da un criterio dirigista: da una parte il Comune e gli Enti che la indirizzano, dall’altra i portatori di interesse che l’attuano in concreto. Il portato della crisi economica sta sconvolgendo questo schema. Oggi ci sono norme che consentono interventi sulla città in deroga che sono più pregnanti di quelle che regolano la programmazione. Il Piano casa, lo Sblocca Italia; progetti pubblici o privati di interesse pubblico in deroga alle previsioni dei piani regolatori; opere pubbliche affidate a soggetti privati come “opere compensative”. E ogni governo “amplia” la legislazione di ulteriori possibilità che a mio giudizio vanno esplorate, soprattutto se sono nella direzione di superare questa politica “dirigista”. Nel merito del grande tema del recupero ha sottolineato – ha proseguito l’arch. e assessore Caleffi  – benvenuta l’apertura a iniziative private che potranno farsi carico di spazi tralasciati dalla pianificazione corrente o di “vuoti” che non hanno trovato una connotazione».

(il video)

«Oggi ci troviamo in una condizione per cui il modello di crescita della città che ha accompagnato un certo modo di produrre normativa urbanistica – ha detto Carlo Peraboni, docente di Urbanistica e Progettazione Urbanistica al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano – deve essere ripensato. C’è la consapevolezza che – dal dopoguerra fino alla crisi economica partita nel 2008 – il modello di sviluppo cui dobbiamo guardare  deve avere necessariamente premesse diverse da quello che ci ha caratterizzati fino ad oggi. Si è chiusa un’epoca e un ciclo storico. Lo scenario è completamente cambiato rispetto a quando siamo stati investiti dalla crisi. Occorrono modelli di trasformazione urbana nuovi in un contesto che è nuovo.

È lontano il tempo  del boom edilizio – ha proseguito il prof. Peraboni – la città non deve consumare altro suolo, piuttosto densificarsi. La logica del “tutto dappertutto” e del “qualsiasi cosa va bene purché si faccia” va abbandonata in favore di un approccio che privilegi l’identità, caratteristica di quei luoghi in cui la comunità  esprime i suoi valori. Rigenerare significa dare nuova forma e nuove funzioni al costruito, ma anche dare nuova “gestione” nell’ambito di un necessario “management del progetto” che prosegue oltre l’inaugurazione dell’opera».

Guarda il contributo/video del prof. Peraboni

A chiudere l’incontro l’esperienza “sul campo” dellarch. Maurizio Bonizzi, tra i soci fondatori  di Città della Cultura/Cultura della Città. Società cooperativa Start-up innovativa con sede a Ferrara.

Bonizzi ha raccontato portato due casi virtuosi di rigenerazione urbana felicemente conclusi a Ferrara con la collaborazione dell’amministrazione comunale che è stata conquistata dai progetti.

«Il Mercato coperto di Santo Stefano, opera di Giovanni Michelucci, doveva diventare nei piani triennali un parcheggio interrato tramite un project financing. Lo abbiamo fatto riviere e lo abbiamo restituito alla città lavorando in prima persona alla pulizia e alla promozione di un festival per riportare le persone in quel luogo. Sono convinto che i recuperi possano intraprendersi anche a piccole tappe, non necessariamente e solo quando ci sono i milioni a disposizione».

Un caso virtuoso elogiato da Philippe Daverio e che oggi sta cercando di trasformarsi in un acceleratore per imprese culturali creative.


 

L’intervento dell’arch. Maurizio Bonizzi

I patrimoni, in assenza di investimenti, sono destinati a consumarsi. La creatività, in assenza di memoria, si riduce a puro esercizio di stile. Ferrara è una delle principali città italiane della cultura. Ferrara Città della cultura, in questo mantra risiede tutta la forza del passato e tutte le energie del futuro. Per tale ragione si può giocare qui la sfida per una nuova cultura della città” (arch. M. Bonizzi)


Il secondo intervento che ha avuto un apprezzamento pubblico di alto livello da parte di Salvatore Settis è quello del seicentesco Teatro Verdi. «Siamo partiti con un crowdfunding di 12mila euro e 50mila da parte del Comune», ha raccontato Bonizzi. «Oggi c’è un finanziamento europeo di due milioni. Il Verdi comincia la sua nuova vita come piazza al coperto, museo della bici e cittadella di piccole attività commerciali»

I RELATORI:

Carlo Peraboni –  docente di Urbanistica e Progettazione Urbanistica al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Attento ai temi dell’integrazione tra le strategie di conservazione e tutela ambientale e la pianificazione urbana e territoriale, Peraboni si è occupato del riconoscimento di modelli interpretativi delle configurazione dei sistemi urbani, in rapporto a differenti contesti evolutivi ed in connessione con i temi del progetto della città contemporanea.

Maurizio Bonizzi, architetto, tra i soci fondatori di Città della Cultura/Cultura della Città – società cooperativa Start-up innovativa con sede a Ferrara – è docente di progettazione urbanistica nelle Università di Ferrara, Bologna, Trieste e Gorizia. Si occupa di ideazione e strategie di sviluppo per produzioni culturali e progetti architettonici e collabora con il critico d’architettura Richard Ingersoll.

(Foto: Marco Toninelli)