Industria 4.0, la strada verso le competenze del futuro

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Sergio Terzi, docente e  co-direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano

«Questa rivoluzione tecnologica pone diverse sfide, anche umane. Ci chiede di essere forti nelle conoscenze tecnologiche, domanda rigore nell’adottare le tecnologie, esige metodo. Ci chiede anche di essere costantemente aperti al cambiamento, al nuovo. Con spirito curioso. Chiede di pensare non al passato, ma al futuro e anche alla future generazioni. Forse sono queste le sfide più difficili che l’Industria 4.0, o come la volete chiamare, ci pone oggi»

A dirlo è Sergio Terzi, professore associato di Product Lifecycle Management e di industrial technologies del Politecnico di Milano, dove è co-direttore dell’Osservatorio Industria 4.0, intervenuto sabato 27 maggio a Verona all’incontro “Industria 4.0 – La strada verso le competenze del futuro. Sfide e opportunità della quarta rivoluzione industriale”, promosso dalla Commissione ICT dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia nell’ambito della rassegna OPEN.INNOVISIONI.

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I relatori dell’incontro. Da sx: Sergio Terzi , Claudio Tomazzoli, Alessia Canteri, Alberto Valente, Gianni Tortella; Francesco Marcheluzzo; e i titolari della start up Hangar s.r.l.

Nel suo intervento Terzi ha fatto il punto sulle competenze con cui le imprese manifatturiere saranno capaci di una maggiore inter-connessione e cooperazione tra le proprie risorse, per garantirsi una maggiore efficienza e competitività. Tecnologie digitali, Internet of Things (IoT), Cloud e Big Data ma anche un buon management, capacità di analisi di processo, strategia nei piani di sviluppo e gestione del cambiamento. Più che di rivoluzione, Terzi parla di una (ri)-evoluzione che parte da lontano e che deve accelerare mettendo la marcia sulla formazione dei professionisti, andando oltre i benefici e i buoni riscontri legati alle misure – contingenti – dell’iperammortamento e delle agevolazioni fiscali.

L’innovazione è l’unico modo per competere, serve innovare e occorre farlo velocemente per restare sul mercato. Sia per le grandi, sia per le piccole e medie imprese del manifatturiero. E in questa fase, un ruolo fondamentale spetta alle competenze dei professionisti, soprattutto quelle legate al settore digitale e dell’ICT, che già ci sono e che possono trovare ulteriore supporto sia nei Competence Center, inseriti nel piano Industria 4.0 Governo, sia negli Hub digitali dedicati.

«Negli ultimi tempi vediamo un grande interesse verso quella che appunto viene definita la quarta rivoluzione industriale – spiega Francesco Marcheluzzo della Commissione ICT dell’Ordine e coordinatore del Gruppo di Lavoro Industria 4.0 -. Se da un lato essa offre alle aziende la possibilità di rinnovarsi e diventare più competitive per uscire dalla crisi, dall’altro questa “nuova via” all’innovazione rappresenta per i professionisti, e per noi ingegneri in particolare, un’opportunità da non perdere, sia pure con le molte incognite che il nuovo riserva».

«L’Industria 4.0 è cosa da ingegneri – ha proseguito Terzi, -. Senza gli ingegneri, l’Industria 4.0 non si può fare; gli ingegneri possono sovrapporre discipline e competenze diverse: da quelle digitali, l’elettronica, l’informatica e l’autonomazione, alle skills della meccanica. La sfida allora resta quella di imparare ad essere talvolta ingegneri “creativi”, capaci di interagire con gli altri decisori aziendali per mettere in atto buone pratiche di management e governare il cambiamento».

Robotica, autonomazione, sicurezza e sistemi embedded.  Sono i temi ripresi dal contributo di Claudio Tomazzoli, ricercatore al Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Verona, che ha sottolineato l’importanza dell’accordo fatto tra gli atenei del Veneto per la costituzione di un Competence Center – capofila l’ateneo di Padova con la facoltà di ingegneria per la fascia alta della strategia a supporto della trasformazione digitale, luoghi dove realizzare, progettare e cogliere possibilmente a priori le problematiche legate all’applicazione dell’interconnettività ai processi produttivi.

All’incontro è intervenuto anche Gianni Tortella, responsabile Marketing di T2i, società consortile per l’innovazione delle Camere di Commercio di Treviso-Belluno, Verona e Venezia Rovigo Delta Lagunare, sostenuta da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (CSIT) e riconosciuta dalla UE primo Digital Innovation Hub (DIH) del Triveneto nell’ambito del programma I4MS (ICT Innovation for Manufacturing SMEs). A lui il compito di tracciare una panoramica della trasformazione in atto collocandola nel più ampio contesto degli obiettivi europei 2020.

«La nostra mission è quella di promuove la trasformazione digitale delle aziende manifatturiere – ha detto Tortella. Per noi è dunque fondamentale il sostegno sia alle nuove start up sia ai percorsi di innovazione delle imprese che andiamo a supportare sia attraverso la formazione, sia con lo sviluppo di reti collaborative, l’offerta di servizi avanzati e di strumenti finanziari a livello locale e europeo».

A chiudere due esperienze concrete di realtà già 4.0. Alberto Valente, ingegnere, tra i fondatori di Plumake srl, azienda di robotica e di automazione industriale, ha fotografato la realtà dei FABLAB come “luoghi dove nasce l’Industria 4.0″. «A disposizione di aziende, privati, scuole, designer, artigiani, makers, imprenditori e tutti coloro che desiderano trasformare le proprie idee in nuovi prodotti e prototipi – ha detto Valente -, la filosofia del modello FabLab è quella della condivisione di idee e dello sviluppo tecnologico sostenibile per formare nuove figure professionali e nuovi modelli di business».

Quindi la presentazione di un case story made in Verona. Start up con sede a Pescantina Hangar s.r.l. si occupa di servizi per l’industria illuminotecnica. Idee, passione per le nuove tecnologie, ricerca e innovazione sono la carta vincente con cui offre ai propri clienti soluzioni innovative su progetti personalizzati complessi, anche grazie a collaborazioni con aziende specializzate del settore.

 

 

 

Industria 4.0 – La strada verso le competenze del futuro. Sfide e opportunità della quarta rivoluzione industriale.

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Rinnovamento delle competenze e sviluppo di ecosistemi allargati in cui imprese, fornitori e partner sappiano trovare vie di cooperazione.

L’Industria 4.0, trainata dall’evoluzione delle tecnologie digitali, dell’Internet of Things (IoT), Cloud e Big Data, sta comportando un mutamento radicale nelle aspettative del mercato.

“Negli ultimi tempi vediamo un grande interesse verso quella che viene definita la quarta rivoluzione industriale – spiega Francesco Marcheluzzo della Commissione ICT dell’Ordine e coordinatore del Gruppo di Lavoro Industria 4.0 – . Se da un lato essa offre alle aziende la possibilità di rinnovarsi e diventare più competitive per uscire dalla crisi, dall’altro questa “nuova via” all’innovazione rappresenta per i professionisti un’opportunità da non perdere”.

Ma quali  le competenze richieste ai professionisti 4.0? Sul tema “Industria 4.0 – La strada verso le competenze del futuro. Sfide e opportunità della quarta rivoluzione industriale”,  interverranno sabato 27 maggio 2017  dalle ore 10 alle  12.00  nella sede dell’Ordine  (Magazzino1 – via Santa Teresa12) Sergio Terzi, professore associato di Product Lifecycle Management e di industrial technologies del Politecnico di Milano e  co-direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano; Claudio Tomazzoli, Ricercatore all’Università degli Studi di Verona; Roberto Santolamazza, Direttore generale di T2i  – Digital Innovation Hub dalla UE, punto di eccellenza nazionale in tema di Innovazione e tra i partner di OPEN6 –  che darà una panoramica della trasformazione in atto nel contesto della visione europea 2020. Infine Alberto Valente, ingegnere e titolare di Plumake srl, azienda di robotica e di automazione industriale parlerà dei FABLAB, “I luoghi dove nasce Industria 4.0″

A chiudere un Case Story con Hangar s.r.l. di Pescantina a Verona, start-up che si occupa di servizi per l’industria illuminotecnica come simulazioni di illuminazione e resinature e che fa della passione per la tecnologia, la ricerca e l’innovazione, la sua carta vincente.

L’appuntamento è inserito nella rassegna OPEN. INGEGNERI APERTI ALLA CITTA’ 2017 dal titolo INNOVISIONI.

 

VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi

Verona 10 maggio 2017 – Dopo la mostra sull’Adige e i suoi muraglioni, l’Ordine degli Ingegneri di Verona inaugura con un convegno sabato 13 maggio alle ore 10 – negli spazi del Magazzino 1 (sede dell’Ordine – Via Santa Teresa 12) – una nuova e imperdibile esposizione fotografica dal titolo: “VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi”.

La mostra che resterà allestita fino a venerdì 30 giugno 2017 (da lunedì a venerdì con orario 9 -18 e Ingresso libero), svela per la prima volta un ricco patrimonio di immagini originali – assolutamente inedite – firmate dallo Studio fotografico Oppi, dal padre Giovanni Oppi e dal figlio Danilo, che testimoniano la trasformazione urbana di Verona negli anni tra le due guerre.

Le immagini mostrano i grandi lavori nell’area circostante i Magazzini Generali; l’ordinaria manutenzione ai sottoservizi e alle reti dei trasporti in piazza Erbe e Veronetta; la scala del territorio nella centrale elettrica di San Giovanni e quella dell’edificio del Palazzo dell’INA a Porta Nuova.

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Da Sx: Michele De Mori (AGILE); Angelo Bartolazzi (Ordine Ing.), Ilaria Segala (Ordine Ing), Silvana Xamo (Comitato Rionale Filippini); Assessore Arnaldo Caleffi, Alessia Canteri (Presidente Ordine Ingegneri); Pierantonio Turco, presidente Comitato Rionale Filippini. Alla presentazione è intervenuto anche Edoardo Nestori, presidente dell’Ordine di Vigilanza di AMIA Verona, che ha sostenuto l’iniziativa

L’iniziativa, quarto appuntamento della rassegna #OPEN6. “INNOVISIONI. Idee e progetti del tutto nuovi”, è promossa e realizzata in collaborazione con il Comitato Rionale Filippini – destinatario del lascito fotografico dello Studio Oppi -, con l’associazione AGILE e grazie al sostegno di AMIA Verona.

LA CURIOSITA’ – Una immagine degli anni Trenta ritrae anche l’illustre veronese Berto Barbarani che, con l’immancabile cappello calcato sugli occhi e il bastone al braccio, guarda attento i lavori di posa del selciato in porfido in Piazza Erbe – Via Cairoli, in seguito al cantiere ai sotto servizi e alle reti dei trasporti. (Impresa esecutrice dei lavori Calzolari Giovanni 1939. Lastra su vetro 13 x 18 in bromuro d’argento).

LA PUBBLICAZIONE – Le sezioni della mostra vengono inoltre approfondite nell’omonimo volume “VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi” in cui gli autori – Angelo Bertolazzi, Ilaria Segala Erika Bossum, Michele De Mori e Silvana Xamo – fanno seguire ad un saggio iniziale sulle trasformazioni di Verona negli anni Trenta rispetto al contesto europeo, i cinque capitoli che raccolgono le campagne fotografiche riproposte dagli scatti di Oppi.

Il volume sarà in vendita e in prenotazione nella mattinata di inaugurazione.

LO STUDIO OPPI – Sulla “storia” dello Studio fotografico Oppi abbiamo poche notizie. Giovanni Oppi nasce il 12 settembre 1885 e muore il 12 novembre 1942; il figlio, che prosegue la professione di fotografo come il padre, nasce l’8 ottobre 1932 e muore il 22 settembre 1997. Lo studio fotografico apre inizialmente in Piazza Erbe 13 per poi spostarsi in Via Cappello 5.

Alla presentazione, questa mattina, sono intervenuti Gian Arnaldo Caleffi, assessore alla pianificazione Urbanistica del Comune di Verona, che ha portato i saluti dell’amministrazione sottolineando come questo lavoro culturale possa dare spunti per una intelligente rigenerazione urbana che le amministrazioni locali sono chiamate oggi a realizzare; Alessia Canteri, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia; Ilaria Segala, ingegnere, coordinatore Rassegna culturale OPEN, co-curatrice mostra e volume; Angelo Bertolazzi, ingegnere e co-curatore della mostra e della pubblicazione Verona in cantiere; Pierantonio Turco, presidente Comitato Rionale Filippini; Silvana Xamo, referente cultura del Comitato Rionale Filippini, che ha curato la catalogazione di tutte le fotografie e Edoardo Nestori, presidente dell’Ordine di Vigilanza di AMIA Verona, che ha sostenuto l’iniziativa.

Presente anche Michele De Mori, architetto e presidente dell’associazione AGILE, tra gli autori della pubblicazione VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi.

«La mostra itinerante che andiamo ad inaugurare sabato – sottolinea Alessia Canteri, presidente degli Ingegneri Veronesi, – è il frutto di una nuova e inaspettata sinergia culturale tra Ordine e territorio. Il Comitato Rionale Filippini ha messo a disposizione un materiale fotografico di grande valore storico e culturale non solo per gli Ingegneri ma per tutti i cittadini. E’ nato così questo felice connubio che ha permesso la realizzazione di una proposta culturale di spessore. Un ringraziamento dunque in primis al Comitato e in particolare a Silvana Xamo che ha catalogato e studiato tutte le immagini e al suo presidente, quindi a quanti – autori e curatori della mostra e del volume – hanno lavorato per lasciare un contributo culturale che resti a futura memoria».

«Nella rassegna Open abbiamo sempre voluto inserire, negli anni, momenti espositivi che valorizzassero la storia cittadina e del suo patrimonio culturale – sottolinea Ilaria Segala, ingegnere, coordinatore di OPEN e co-curatrice della mostra e del volume -, in particolare l’opera condotta dagli ingegneri nella trasformazione concreta della città.

Dopo le mostre sui Magazzini Generali (2014), su Villa Girasole (2015) e sui lavori dell’Adige (2016), questa iniziativa vuole testimoniare le trasformazioni seguite al processo di ammodernamento e innovazione delle infrastrutture urbane. Una nuova VISIONE, uno sguardo originale sulla trasformazione di Verona, per guardare alla città come luogo di una memoria plurima, espressione di una identità variegata, da potersi riscrivere partendo da una volontà collettiva di conoscenza».

«L’obbiettivo della mostra e della pubblicazione è duplice – sottolinea Angelo Bertolazzi, ingegnere, co-autore e co-curatore dell’intera iniziativa dell’Ordine – da un lato si vuole valorizzare un patrimonio fotografico inedito e di grande qualità che racconta in maniera diversa le trasformazioni di Verona nella prima metà del Novecento. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi sono così silenziosi testimoni e fonte di preziose indicazioni per il domani, nel loro raccontare una metamorfosi in divenire. Con il volume si è inteso contestualizzare le campagne fotografiche dello Studio Oppi con una documentazione aggiuntiva conservata negli archivi cittadini».

«La cultura non è mai una proprietà “privata” ma è patrimonio di tutti. Il Comitato Rionale dei Filippini – spiega il presidente Pierantonio Turco – ha ricevuto questo lascito di vecchie fotografie, inedite, e da quel momento ha ritenuto che queste immagini che raccontano interessanti aspetti della vita cittadina tra le due guerre, fossero una ricchezza da mettere a disposizione dell’intera città. Un ringraziamento va dunque all’Ordine degli Ingegneri e ad AMIA che ci hanno permesso la loro divulgazione».

«Sono molto orgoglioso – afferma il presidente dell’organismo di vigilanza Edoardo Nestori – di sostenere questa splendida iniziativa culturale che racconta della trasformazione urbana di Verona negli anni tra le due guerre. Gli scatti fotografici inediti dello Studio Oppi sono una dimostrazione di come la vita della nostra città stava cambiando. Dunque Amia non ha potuto sottrarsi a questa straordinaria manifestazione che le permette di allargare il campo della cultura nella prospettiva di lanciare messaggi virtuosi sulla sostenibilità e sulle buone pratiche. Ringrazio i protagonisti e gli organizzatori che attraverso questa esposizione ci consentono di dedicare una riflessione non solo allo sviluppo urbano di Verona ma anche a quello ecologico, solidale e capace di futuro».


“VERONA IN CANTIERE”, il cantiere racconta – In mostra, in particolare, si trovano le immagini dei cantieri legati a tutti quegli interventi che fecero della Verona degli anni Trenta una città pienamente “moderna” ed europea: dai grandi lavori nell’area circostante ai Magazzini Generali, ai meno imponenti lavori di ordinaria manutenzione dei sottoservizi e alle reti dei trasporti a piazza Erbe e a Veronetta, dalla scala del territorio nella centrale elettrica di San Giovanni a quella dell’edificio del Palazzo dell’INA a Porta Nuova. In questa varietà di luoghi, le immagini restano quale importante testimonianza della quotidianità di una città che stava rapidamente cambiando.

La città del Novecento è stata infatti caratterizzata da trasformazioni molto rapide e radicali, strettamente collegate al processo di innovazione che in quegli anni investe la società e i suoi spazi urbani, alterandone radicalmente la forma. Cambiamenti piccoli e grandi che hanno segnato la via al nuovo: dalla pianificazione delle infrastrutture, ai trasporti, dall’utilizzo dell’energia alla nascita di importanti impianti industriali.

VERONA TRA LE DUE GUERRE, CITTA’ MODERNA E INDUSTRIALE – Nel caso di Verona questo processo di industrializzazione subì un’accelerazione proprio nel Novecento, in particolare quando cadde il vincolo militare che gravava sulla città e ne impediva l’espansione economica, sociale e quindi urbana. La crescita urbana assunse ritmi e modi incontrollati come in altre città italiane e europee.

Rapidamente sorsero gli importanti impianti industriali che costituiscono la ZAI storica (Cartiere Fedrigoni, Magazzini Generali, Manifattura tabacchi, Mercato Ortofrutticolo), a cui si accompagnò l’espansione dei quartieri periferici di Borgo Roma e Santa Lucia. Le infrastrutture vennero potenziate, con la costruzione della stazione di Porta Nuova (1922), con la diga del Chievo, la centrale elettrica di Tombetta (1923) e di San Giovanni Lupatoto. Nel 1936 vennero ultimati i lavori di lungadige S. Giorgio, mentre nel 1937 si inaugurava il filobus che collegava le stazioni di Porta Nuova e Porta Vescovo, passando per Piazza Erbe e che andava ad affiancare il tram, operativo in città fin dal 1884.

Il rapido progresso comportò così l’apertura di numerosi cantieri cittadini, grandi e piccoli, che modificarono progressivamente l’immagine complessiva della città.

La fotografia, attraverso l’immediatezza dell’immagine, testimonia questi cambiamenti, prima, durante e dopo: si fa strumento fondamentale per conoscere la storia e comprendere la realtà urbana che oggi viviamo.

 IL PERCORSO ESPOSITIVO – Curata dagli ingegneri Angelo Bertolazzi e Ilaria Segala con la collaborazione dell’architetto Michele De Mori (Associazione Agile), Silvana Xamo (Comitato Rionale Filippini) e Erika Bossum –  la mostra ha selezionato ventiquattro immagini originali (su un totale di 103 fotografie) raggruppate in cinque macrosezioni che raccontano i cantieri per la costruzione della Caserma Ettore Crippa, sede del IV Autocentro (1); i lavori per il Palazzo dell’INA a Porta Nuova (2); quelli alla Centrale idroelettrica Sorio Nuova (3); le Sistemazioni stradali in via Sant’Alessio, Regaste Redentore e Interrato dell’Acqua Morta (4) e, a chiudere, l’ordinaria manutenzione ai sottoservizi e alle reti dei trasporti in Piazza Erbe e Centro Storico (5).

Le immagini – cui nell’allestimento curato da Diego Martini e Giulia Lopez (Galleria Fuori le Mura) è dato volutamente massimo risalto – sono accompagnate da pannelli descrittivi che ne spiegano il contesto storico-sociale, l’impianto tecnico e la precisa datazione.