39. Via Sant’Alessio Lavori di rimozione delle rotaie del tram lungo via Sant’Alessio. Sulla sinistra il muro di sostegno costruito a causa della differenza di quota con il nuovo lungadige. Sullo sfondo la Chiesa di San Giorgio – Impresa esecutrice dei lavori Calzolari Giovanni 1936/37 Lastra su vetro 13 x 18 in bromuro d’argento

VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi

Verona 10 maggio 2017 – Dopo la mostra sull’Adige e i suoi muraglioni, l’Ordine degli Ingegneri di Verona inaugura con un convegno sabato 13 maggio alle ore 10 – negli spazi del Magazzino 1 (sede dell’Ordine – Via Santa Teresa 12) – una nuova e imperdibile esposizione fotografica dal titolo: “VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi”.

La mostra che resterà allestita fino a venerdì 30 giugno 2017 (da lunedì a venerdì con orario 9 -18 e Ingresso libero), svela per la prima volta un ricco patrimonio di immagini originali – assolutamente inedite – firmate dallo Studio fotografico Oppi, dal padre Giovanni Oppi e dal figlio Danilo, che testimoniano la trasformazione urbana di Verona negli anni tra le due guerre.

Le immagini mostrano i grandi lavori nell’area circostante i Magazzini Generali; l’ordinaria manutenzione ai sottoservizi e alle reti dei trasporti in piazza Erbe e Veronetta; la scala del territorio nella centrale elettrica di San Giovanni e quella dell’edificio del Palazzo dell’INA a Porta Nuova.

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Da Sx: Michele De Mori (AGILE); Angelo Bartolazzi (Ordine Ing.), Ilaria Segala (Ordine Ing), Silvana Xamo (Comitato Rionale Filippini); Assessore Arnaldo Caleffi, Alessia Canteri (Presidente Ordine Ingegneri); Pierantonio Turco, presidente Comitato Rionale Filippini. Alla presentazione è intervenuto anche Edoardo Nestori, presidente dell’Ordine di Vigilanza di AMIA Verona, che ha sostenuto l’iniziativa

L’iniziativa, quarto appuntamento della rassegna #OPEN6. “INNOVISIONI. Idee e progetti del tutto nuovi”, è promossa e realizzata in collaborazione con il Comitato Rionale Filippini – destinatario del lascito fotografico dello Studio Oppi -, con l’associazione AGILE e grazie al sostegno di AMIA Verona.

LA CURIOSITA’ – Una immagine degli anni Trenta ritrae anche l’illustre veronese Berto Barbarani che, con l’immancabile cappello calcato sugli occhi e il bastone al braccio, guarda attento i lavori di posa del selciato in porfido in Piazza Erbe – Via Cairoli, in seguito al cantiere ai sotto servizi e alle reti dei trasporti. (Impresa esecutrice dei lavori Calzolari Giovanni 1939. Lastra su vetro 13 x 18 in bromuro d’argento).

LA PUBBLICAZIONE – Le sezioni della mostra vengono inoltre approfondite nell’omonimo volume “VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi” in cui gli autori – Angelo Bertolazzi, Ilaria Segala Erika Bossum, Michele De Mori e Silvana Xamo – fanno seguire ad un saggio iniziale sulle trasformazioni di Verona negli anni Trenta rispetto al contesto europeo, i cinque capitoli che raccolgono le campagne fotografiche riproposte dagli scatti di Oppi.

Il volume sarà in vendita e in prenotazione nella mattinata di inaugurazione.

LO STUDIO OPPI – Sulla “storia” dello Studio fotografico Oppi abbiamo poche notizie. Giovanni Oppi nasce il 12 settembre 1885 e muore il 12 novembre 1942; il figlio, che prosegue la professione di fotografo come il padre, nasce l’8 ottobre 1932 e muore il 22 settembre 1997. Lo studio fotografico apre inizialmente in Piazza Erbe 13 per poi spostarsi in Via Cappello 5.

Alla presentazione, questa mattina, sono intervenuti Gian Arnaldo Caleffi, assessore alla pianificazione Urbanistica del Comune di Verona, che ha portato i saluti dell’amministrazione sottolineando come questo lavoro culturale possa dare spunti per una intelligente rigenerazione urbana che le amministrazioni locali sono chiamate oggi a realizzare; Alessia Canteri, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia; Ilaria Segala, ingegnere, coordinatore Rassegna culturale OPEN, co-curatrice mostra e volume; Angelo Bertolazzi, ingegnere e co-curatore della mostra e della pubblicazione Verona in cantiere; Pierantonio Turco, presidente Comitato Rionale Filippini; Silvana Xamo, referente cultura del Comitato Rionale Filippini, che ha curato la catalogazione di tutte le fotografie e Edoardo Nestori, presidente dell’Ordine di Vigilanza di AMIA Verona, che ha sostenuto l’iniziativa.

Presente anche Michele De Mori, architetto e presidente dell’associazione AGILE, tra gli autori della pubblicazione VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi.

«La mostra itinerante che andiamo ad inaugurare sabato – sottolinea Alessia Canteri, presidente degli Ingegneri Veronesi, – è il frutto di una nuova e inaspettata sinergia culturale tra Ordine e territorio. Il Comitato Rionale Filippini ha messo a disposizione un materiale fotografico di grande valore storico e culturale non solo per gli Ingegneri ma per tutti i cittadini. E’ nato così questo felice connubio che ha permesso la realizzazione di una proposta culturale di spessore. Un ringraziamento dunque in primis al Comitato e in particolare a Silvana Xamo che ha catalogato e studiato tutte le immagini e al suo presidente, quindi a quanti – autori e curatori della mostra e del volume – hanno lavorato per lasciare un contributo culturale che resti a futura memoria».

«Nella rassegna Open abbiamo sempre voluto inserire, negli anni, momenti espositivi che valorizzassero la storia cittadina e del suo patrimonio culturale – sottolinea Ilaria Segala, ingegnere, coordinatore di OPEN e co-curatrice della mostra e del volume -, in particolare l’opera condotta dagli ingegneri nella trasformazione concreta della città.

Dopo le mostre sui Magazzini Generali (2014), su Villa Girasole (2015) e sui lavori dell’Adige (2016), questa iniziativa vuole testimoniare le trasformazioni seguite al processo di ammodernamento e innovazione delle infrastrutture urbane. Una nuova VISIONE, uno sguardo originale sulla trasformazione di Verona, per guardare alla città come luogo di una memoria plurima, espressione di una identità variegata, da potersi riscrivere partendo da una volontà collettiva di conoscenza».

«L’obbiettivo della mostra e della pubblicazione è duplice – sottolinea Angelo Bertolazzi, ingegnere, co-autore e co-curatore dell’intera iniziativa dell’Ordine – da un lato si vuole valorizzare un patrimonio fotografico inedito e di grande qualità che racconta in maniera diversa le trasformazioni di Verona nella prima metà del Novecento. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi sono così silenziosi testimoni e fonte di preziose indicazioni per il domani, nel loro raccontare una metamorfosi in divenire. Con il volume si è inteso contestualizzare le campagne fotografiche dello Studio Oppi con una documentazione aggiuntiva conservata negli archivi cittadini».

«La cultura non è mai una proprietà “privata” ma è patrimonio di tutti. Il Comitato Rionale dei Filippini – spiega il presidente Pierantonio Turco – ha ricevuto questo lascito di vecchie fotografie, inedite, e da quel momento ha ritenuto che queste immagini che raccontano interessanti aspetti della vita cittadina tra le due guerre, fossero una ricchezza da mettere a disposizione dell’intera città. Un ringraziamento va dunque all’Ordine degli Ingegneri e ad AMIA che ci hanno permesso la loro divulgazione».

«Sono molto orgoglioso – afferma il presidente dell’organismo di vigilanza Edoardo Nestori – di sostenere questa splendida iniziativa culturale che racconta della trasformazione urbana di Verona negli anni tra le due guerre. Gli scatti fotografici inediti dello Studio Oppi sono una dimostrazione di come la vita della nostra città stava cambiando. Dunque Amia non ha potuto sottrarsi a questa straordinaria manifestazione che le permette di allargare il campo della cultura nella prospettiva di lanciare messaggi virtuosi sulla sostenibilità e sulle buone pratiche. Ringrazio i protagonisti e gli organizzatori che attraverso questa esposizione ci consentono di dedicare una riflessione non solo allo sviluppo urbano di Verona ma anche a quello ecologico, solidale e capace di futuro».


“VERONA IN CANTIERE”, il cantiere racconta – In mostra, in particolare, si trovano le immagini dei cantieri legati a tutti quegli interventi che fecero della Verona degli anni Trenta una città pienamente “moderna” ed europea: dai grandi lavori nell’area circostante ai Magazzini Generali, ai meno imponenti lavori di ordinaria manutenzione dei sottoservizi e alle reti dei trasporti a piazza Erbe e a Veronetta, dalla scala del territorio nella centrale elettrica di San Giovanni a quella dell’edificio del Palazzo dell’INA a Porta Nuova. In questa varietà di luoghi, le immagini restano quale importante testimonianza della quotidianità di una città che stava rapidamente cambiando.

La città del Novecento è stata infatti caratterizzata da trasformazioni molto rapide e radicali, strettamente collegate al processo di innovazione che in quegli anni investe la società e i suoi spazi urbani, alterandone radicalmente la forma. Cambiamenti piccoli e grandi che hanno segnato la via al nuovo: dalla pianificazione delle infrastrutture, ai trasporti, dall’utilizzo dell’energia alla nascita di importanti impianti industriali.

VERONA TRA LE DUE GUERRE, CITTA’ MODERNA E INDUSTRIALE – Nel caso di Verona questo processo di industrializzazione subì un’accelerazione proprio nel Novecento, in particolare quando cadde il vincolo militare che gravava sulla città e ne impediva l’espansione economica, sociale e quindi urbana. La crescita urbana assunse ritmi e modi incontrollati come in altre città italiane e europee.

Rapidamente sorsero gli importanti impianti industriali che costituiscono la ZAI storica (Cartiere Fedrigoni, Magazzini Generali, Manifattura tabacchi, Mercato Ortofrutticolo), a cui si accompagnò l’espansione dei quartieri periferici di Borgo Roma e Santa Lucia. Le infrastrutture vennero potenziate, con la costruzione della stazione di Porta Nuova (1922), con la diga del Chievo, la centrale elettrica di Tombetta (1923) e di San Giovanni Lupatoto. Nel 1936 vennero ultimati i lavori di lungadige S. Giorgio, mentre nel 1937 si inaugurava il filobus che collegava le stazioni di Porta Nuova e Porta Vescovo, passando per Piazza Erbe e che andava ad affiancare il tram, operativo in città fin dal 1884.

Il rapido progresso comportò così l’apertura di numerosi cantieri cittadini, grandi e piccoli, che modificarono progressivamente l’immagine complessiva della città.

La fotografia, attraverso l’immediatezza dell’immagine, testimonia questi cambiamenti, prima, durante e dopo: si fa strumento fondamentale per conoscere la storia e comprendere la realtà urbana che oggi viviamo.

 IL PERCORSO ESPOSITIVO – Curata dagli ingegneri Angelo Bertolazzi e Ilaria Segala con la collaborazione dell’architetto Michele De Mori (Associazione Agile), Silvana Xamo (Comitato Rionale Filippini) e Erika Bossum –  la mostra ha selezionato ventiquattro immagini originali (su un totale di 103 fotografie) raggruppate in cinque macrosezioni che raccontano i cantieri per la costruzione della Caserma Ettore Crippa, sede del IV Autocentro (1); i lavori per il Palazzo dell’INA a Porta Nuova (2); quelli alla Centrale idroelettrica Sorio Nuova (3); le Sistemazioni stradali in via Sant’Alessio, Regaste Redentore e Interrato dell’Acqua Morta (4) e, a chiudere, l’ordinaria manutenzione ai sottoservizi e alle reti dei trasporti in Piazza Erbe e Centro Storico (5).

Le immagini – cui nell’allestimento curato da Diego Martini e Giulia Lopez (Galleria Fuori le Mura) è dato volutamente massimo risalto – sono accompagnate da pannelli descrittivi che ne spiegano il contesto storico-sociale, l’impianto tecnico e la precisa datazione.