Nicola Tondini - alpinista, guida alpina, cofondatore King Rock Verona

TALKS SLIDINGDOORS 2017 – NICOLA TONDINI, l’alpinista cercatore d’infinito


L’alpinista è un cercatore d’infinito. E’ uno che vuole andare oltre, sempre oltre”. E non ha paura di sognare.

L’alpinista come metafora dell’innovatore”. Come l’innovatore, è uomo di Visione. Passione, coraggio e paura, rischio e calcolo, sacrificio, preparazione, allenamento e competenza. Tentativi, cadute, risultati e successo. A maggio 2017 ha concluso l’apertura della direttissima “Non abbiate paura di sognarealla Cima Scotoni, una delle più lunghe e difficili delle Dolomiti.

Nicola Tondini è alpinista, Guida Alpina e ingegnere veronese, è cofondatore e direttore a Verona di King Rock, una delle più grandi palestre di arrampicata indoor in Europa. Istruttore Nazionale delle Guide Alpine, dirige la scuola di Guide Alpine XMountain.

La direttissima alla Cima Scotoni, una delle vie più lunghe e difficili delle Dolomiti – aperta in più anni e terminata a fine maggio 2017 – è diventata “sigillo” di questa VISIONE.

Con questa “direttissima” che ha voluto chiamare “Non abbiate paura di sognare” (730m, 8B), Nicola Tondini, nel solco della tradizione più pura di alpinismo portata avanti da Messner, ha vinto la sfida di portare il livello altissimo raggiunto con l’arrampicata sportiva anche sulle grandi pareti. Ovvero, scalare solo con le proprie capacità: tecnica, preparazione atletica e mentale. Niente staffe, nessuna scaletta per forzare i passaggi, unica protezione, la roccia.

Difficoltà fino al X° grado, lungo una linea “direttissima”, che come un tempo cerca di salire le parti più repulsive di quella parete che erano state abilmente evitate dalle vie precedentemente aperte.

Con immagini mozzafiato e riprese entusiasmanti ha raccontato come nasce l’idea di una via nuova sulla roccia, quali le sfide e le difficoltà da affrontare, quale, infine, il lavoro importante e indispensabile del team.

Una INNOVISIONE che prende le mosse dal passato, riproposto in una chiave completamente nuova.


Dopo la conquista della cima del Monte Bianco nell’estate del 1786 che fissa la nascita dell’alpinismo, di epoca in epoca gli alpinisti hanno cercato nuove strade, nuove sfide, nuovi modi per mettersi in gioco con se stessi e con la montagna. Agli inizi si conquistarono le vette. Raggiunte tutte le cime delle Alpi, quindi i versanti della montagne. Intorno agli anni ’30 del secolo scorso si è molto parlato dei grandi problemi delle alpi, di quelle pareti che al tempo sembravano insuperabili. Parete Nord della Cima Grande di Lavaredo, Parete NW del Civetta, Parete Sud della Marmolada, Parete nord del Cervino e dell’Eiger sono state alcune delle grandi sfide in cui i grandi alpinisti del tempo si cimentano in quegli anni.

Nel dopoguerra, l’innovazione sui materiali e il desiderio di creare qualcosa di ancora nuovo portò alla ricerca delle linee “direttissime”: affrontare le pareti più impegnative lungo le vie più dirette e repulsive. In quegli anni l’uso massiccio di chiodi, perforatori, staffe e scalette ha permesso di affrontare queste grandi sfide: sono gli anni in cui si progettano nuove attrezzature.
Ad un certo punto sembrava che nulla fosse più impossibile: con la tecnologia si saliva ovunque.

Alla fine degli anni sessanta una nuova rivoluzione: capofila un allora sconosciuto Reinhold Messner che denunciò sulla rivista del CAI questo “assassinio dell’impossibile”. Sua la nuova via di pensiero: tornare a scalare le montagne solo con le proprie forze riducendo al massimo l’utilizzo di mezzi artificiali. Idea nuova ma anche ritorno ad una dimensione più umana. Ovvero scalare le montagne con le proprie mani e le proprie doti tecniche atletiche e mentali. Fu suo il primo VIII° grado scalato in libera sulle Alpi. 

Ma ecco subito dopo un’altra grande innovazione: la nascita dell’arrampicata sportiva intorno agli anni 70, le palestre di roccia in cui ci si potesse allenare e provare in sicurezza difficoltà sempre più elevate. Una “scuola” che ha innalzato i livelli fino al XII° grado.

La sfida dei giorni nostri è quella di portare il livello altissimo raggiunto con l’arrampicata sportiva sulle grandi pareti. Scalare solo con le proprie capacità. Tecnica, preparazione atletica e mentale: e per proteggersi solo quello che offre la roccia.

Con la nuova via sulla cima Scotoni, abbiamo fatto questo. Difficoltà fino al X° grado, lungo una linea “direttissima”, che come un tempo cerca di salire le parti più repulsive di quella parete che erano state abilmente evitate dalle vie precedentemente aperte.

Abbiamo usato solo le nostre mani: niente staffe, nessuna scaletta per forzare i passaggi, unica protezione, la roccia.  Abbiamo ripreso un’idea del passato, ma l’abbiamo salita con un visione completamente nuova.